Giovanni 5, 19-24
Gesù riprese a parlare e disse loro: "In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Omelia di don Marco Gnavi
Cari amici,
questa sera ci accompagna la memoria di san Giovanni Paolo II, a 20 anni dalla sua morte. Grande vescovo di Roma, papa, che tanto abbiamo amato e tanto ci ha amati. La Chiesa intera gli è debitrice per la sua visione universale, per il coraggio della sua testimonianza, per la sua fiducia indomita in Cristo, al quale fin dall’inizio ha chiesto di aprire, anzi di spalancare le nostre porte.
Ha vissuto nel secolo che è trascorso, fronteggiando nazismo e comunismo. Ha conosciuto la forza umile dei martiri cristiani e ha voluto che non andasse perduta. Ha invitato le grandi religioni del mondo a farsi artefici di pace. Ha amato con passione Dio e ha amato con passione l’umanità, viaggiando fino ai confini della terra.
Ha parlato con verità, forza, tenerezza ai giovani. Questa sera siamo molto felici di pregare con tanti di loro. Con loro e con chi partecipa alla nostra preghiera della sera ci chiediamo, spinti da san Giovanni Paolo II, che cosa voglia dire avere grandi sogni e visioni, per noi e per il mondo intero.
Chi sa di essere amato può fare grandi cose. Giovanni Paolo II ha trasmesso al mondo intero la forza della croce, come offerta generosa della vita, sostenuta dalla fede. Ricordate le sue Vie Crucis, l’intensità della sua preghiera, la fiducia nella Pasqua. Leggiamo questa Scrittura con la stessa apertura e la stessa fiducia.
Il Vangelo di Giovanni ci mostra il Signore Gesù e il suo amore per il Padre, la sua piena identificazione nella sua volontà. Le opere e i segni da lui compiuti sono tutti dentro questo rapporto speciale con il Padre, che in lui si specchia, che in Gesù si compiace. Non ci può non stupire e non commuovere.
Noi, infatti, viviamo in un tempo che esalta l’autonomia, che teme la fiducia e consiglia prudenza. È un’era in cui spesso il padre è assente o fatica a essere tale, è un tempo in cui essere figli ed essere fratelli sembra difficile, ma il Vangelo, questo Vangelo, è realmente una buona notizia.
Giovanni, che lo ha redatto, nella tradizione della Chiesa è identificato come il più giovane dei dodici, e lui ci fa ascoltare la voce stessa di Gesù, vero uomo, che ci mostra l’autentica paternità di Dio, di cui sa di essere figlio. Dio Padre, la sua forza, la sua consolazione, la profonda coscienza che lo muove ad amare e a perdonare. Fino alla croce e nella Pasqua, per poi ricongiungersi con lui nella gloria dell’amore e della vita divina.
In Gesù, vero uomo, vive tutta la sua Parola. Vede il dramma dell’umanità con gli occhi del Padre. E possiamo dire: è un mistero? Certo è un mistero, ma di fronte a questo mistero Gesù ci ha offerto tanti segni perché potessimo credere. Ha aperto ai discepoli e a noi la via della preghiera in modo tanto personale. Ci ha mostrato come essere fatti a immagine di Dio significhi anche che possiamo amare come Dio.
Gesù, abbiamo ascoltato le sue parole, aveva appena guarito un infermo a Gerusalemme, in giorno di sabato, nella piscina di Betzaetà, e ci mostra che lui ha il potere di guarire, di ridare la vita. Ci mostra una speranza più forte del male, della malattia, del peccato, della morte. E noi qualcosa di questa vita nuova, di questa guarigione, la sperimentiamo quando siamo insieme, quando il Vangelo si deposita nel nostro cuore e nei nostri pensieri. Così si resuscitano i sentimenti, nasce uno sguardo nuovo. Le nostre mani, da inferme perché rattrappite, riprendono forza e stringono quelle degli altri.
Ora, davanti a chi considerava Gesù un blasfemo perché si diceva figlio di Dio, oppure chi lo considerava fuori di sé per questo amore esagerato, Gesù confessa: Il figlio, da se stesso, non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre.
Ecco la ragione per cui siamo qui tutte le sere, con Gesù e non da soli. Proviamo a vedere e a leggere il tempo in cui viviamo e desiderare opere più grandi, cercando lo sguardo del Padre, non chinando la testa, impauriti e disorientati in un mondo difficile.
Nel Vangelo di Giovanni le opere più grandi, che si incontrano nei capitoli seguenti, saranno, fra le altre, la moltiplicazione dei pani, la luce a un cieco nato, la resurrezione di Lazzaro. E quest’ultima, proprio quest’ultima, provocherà la fede in Gesù in molti, ma anche la reazione di chi comincerà a tessere il complotto per farlo morire.
Giovanni Paolo II ci disse, nel 1980: "Voi avete la consapevolezza che l’uomo, giovane, maturo, adulto, anziano, l’uomo come la donna soffre per diversi motivi. Motivi esterni, come la condizione sociale e politica, le minacce che gravano sul mondo, ma soffre anche interiormente, nel suo intimo, per una sorta di rassegnazione, per la mancanza di un senso nella vita". E aggiungeva: "Voi avete trovato la strada, una strada molto semplice e puramente evangelica, per vincere questa rassegnazione". Leggendo il Vangelo ne siamo più consapevoli.
Memori della sua fiducia, per intercessione di Giovanni Paolo II chiediamo ancora che si spalanchino, in questo tempo e nella nostra vita, le porte a Cristo. Che si spalanchi la nostra vita ad avventure più grandi, alla misericordia che moltiplica l’amore, alla luce che apre gli occhi, alla preghiera che strappa alla morte e guarisce, alla gioia di essere figli di un unico Padre e fratelli e sorelle nel Signore Gesù. Amen.