In Cattedrale la celebrazione eucaristica presieduta da don Mimmo Battaglia in memoria di Elisa e di quanti hanno perso la vita a causa della povertà
La Cattedrale di Napoli domenica scorsa si è riempita di voci, volti e storie spesso dimenticate. Alle ore 11, il Cardinale don Mimmo Battaglia ha presieduto una liturgia toccante organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio per ricordare Elisa Cariota, anziana senza dimora morta il 17 febbraio 1997 alla Stazione Centrale di Piazza Garibaldi, e con lei oltre 370 persone che hanno perso la vita a Napoli e in Campania a causa della povertà e dell'abbandono.
Una memoria che, da più di vent'anni, si fa preghiera e impegno concreto, coinvolgendo centinaia di senza dimora, volontari, associazioni e istituzioni. Durante la celebrazione, per ogni nome ricordato è stata accesa una candela davanti all'icona di Maria Madre della Misericordia, un gesto semplice ma potente, segno di una città che non vuole dimenticare chi è "caduto" per la non accoglienza.
«Questa cattedrale è la vostra casa. I primi posti sono i vostri», ha esordito don Mimmo Battaglia nell'omelia, accogliendo i presenti con un calore che ha trasformato la liturgia in un abbraccio collettivo. Riflettendo sulla Parola di Dio, l'arcivescovo ha invitato tutti a cogliere il senso della "conversione", un terna centrale della celebrazione. «Non c'è nessuna connessione tra peccato e sofferenza. Dio non punisce, non è un Dio ingiusto», ha sottolineato, smontando antichi pregiudizi e aprendo un dialogo profondo con chi vive la strada come unica dimora.
Una memoria che, da più di vent'anni, si fa preghiera e impegno concreto, coinvolgendo centinaia di senza dimora, volontari, associazioni e istituzioni. Durante la celebrazione, per ogni nome ricordato è stata accesa una candela davanti all'icona di Maria Madre della Misericordia, un gesto semplice ma potente, segno di una città che non vuole dimenticare chi è "caduto" per la non accoglienza.
«Questa cattedrale è la vostra casa. I primi posti sono i vostri», ha esordito don Mimmo Battaglia nell'omelia, accogliendo i presenti con un calore che ha trasformato la liturgia in un abbraccio collettivo. Riflettendo sulla Parola di Dio, l'arcivescovo ha invitato tutti a cogliere il senso della "conversione", un terna centrale della celebrazione. «Non c'è nessuna connessione tra peccato e sofferenza. Dio non punisce, non è un Dio ingiusto», ha sottolineato, smontando antichi pregiudizi e aprendo un dialogo profondo con chi vive la strada come unica dimora.
Il Cardinale ha richiamato l'immagine del roveto ardente, simbolo della dignità che arde e non si consuma, presente in ogni persona, anche nelle condizioni più fragili. «Voi siete terreno sacro», ha detto rivolgendosi ai senza dimora, esortandoli a difendere la propria dignità e invitando tutti a "togliersi i sandali" davanti alla sacralità dell'altro. Un Dio che dice "Io ci sono" e che si coinvolge nella storia di ciascuno è stato il cuore del suo messaggio: un Dio che libera, che si china, che lava i piedi e che si serve di mani umane per prendersi cura dei più deboli. «Ogni volta che aiutiamo qualcuno a liberarsi, celebriamo il nome di Dio», ha aggiunto, lanciando un appello alla responsabilità collettiva.
La Comunità di Sant'Egidio, che ha promosso l'evento, ha espresso preoccupazione per l'aumento della povertà e l'emergenza abitativa, aggravate dall'isolamento in cui versano tanti senza dimora e famiglie. Da qui l'appello per nuove strutture di accoglienza, diurna e notturna, e un invito a gesti concreti di solidarietà.
Dopo la liturgia, un pranzo offerto ai senza dimora ha chiuso la giornata, trasformando le parole in azione. «Non scoraggiatevi mai. Le cose possono cambiare se ci rimbocchiamo le maniche», ha concluso il Cardinale, ricordando che la vera conversione passa attraverso la gratuità e il riconoscimento dell'altro. «Nella vita i poveri non si contano, si abbracciano. E ci salvano». Un richiamo che risuona come un sogno possibile: una terra di giustizia e amore, dove nessuno sia lasciato solo.
La Comunità di Sant'Egidio, che ha promosso l'evento, ha espresso preoccupazione per l'aumento della povertà e l'emergenza abitativa, aggravate dall'isolamento in cui versano tanti senza dimora e famiglie. Da qui l'appello per nuove strutture di accoglienza, diurna e notturna, e un invito a gesti concreti di solidarietà.
Dopo la liturgia, un pranzo offerto ai senza dimora ha chiuso la giornata, trasformando le parole in azione. «Non scoraggiatevi mai. Le cose possono cambiare se ci rimbocchiamo le maniche», ha concluso il Cardinale, ricordando che la vera conversione passa attraverso la gratuità e il riconoscimento dell'altro. «Nella vita i poveri non si contano, si abbracciano. E ci salvano». Un richiamo che risuona come un sogno possibile: una terra di giustizia e amore, dove nessuno sia lasciato solo.
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